giovedì 24 giugno 2010

CHE FARE PER USCIRE DALL’EMPASSE?



IL RETTORE

Il Magnifico Rettore sta incontrando le componenti dell’Ateneo, esponendo con dovizia di particolari lo stato finanziario della nostra Università e le nuove criticità determinate dai tagli economici. Ha recentemente incontrato anche la nostra Facoltà di SMFN. Al termine della sua esposizione, dopo aver descritto i modi in cui ha direttamente manifestato il suo dissenso rispetto ai tagli economici che l’Università italiana sta subendo, ha rivolto un appello accorato a non lasciare che le pur giuste rivendicazioni portino a creare un danno al nostro Ateneo.
Nel farlo, c’era un neppur tanto velato riferimento ai ricercatori che, aderendo ad una mobilitazione nazionale, stanno mettendo in atto una legittima (nelle forme e nei contenuti) forma di protesta ed a quanti, fra professori ordinari ed associati, altrettanto legittimamente si stanno dimostrando indisponibili ad assumere l’onere dei corsi rimasti in questo modo scoperti.

QUESTIONI PER SMFN

Naturalmente, nessuno, in ogni ordine e grado della struttura accademica, si può sottrarre alle proprie responsabilità ed è certamente nostra responsabilità dare un futuro migliore all’UniCal.  In questo senso, l’appello del Rettore non può rimanere inascoltato. Allo stesso tempo però ci chiediamo se:
·      “garantire” tout court l’offerta didattica che la nostra Facoltà ha presentato nell’approvare l’ “offerta formativa” è veramente fare del nostro meglio?
·      si salvaguardano i valori di qualità e completezza a cui dovremmo tendere se si opera per mantenere lo status-quo? O si tratta piuttosto di  un mero artifizio che stiamo per mettere in atto acriticamente per salvaguardare la quantità piuttosto che la qualità dei Corsi di Laurea?
·      Non rischiamo, come si è già detto, di fare un favore al Ministro Tremonti ed a chi come lui pensa che si possa tranquillamente ridurre l’investimento in ricerca e formazione dimostrando che, nonostante i tagli senza raziocinio, l’Università in generale e la nostra in particolare va comunque avanti senza eccessivi problemi?

PROPOSTE

Riteniamo che si possa tracciare e percorrere una strada per uscire da questa situazione senza creare un’artificiosa contrapposizione fra le inesistenti categorie degli “eroi/salvatori” ed i “menefreghisti corporativi”, che qualcuno vorrebbe proporre.
Ecco allora qualche semplice e schematica proposta:
·      Affrontiamo in maniera scrupolosa la conta della reale disponibilità ad erogare didattica da parte dei docenti e dei ricercatori, senza dare troppo per scontato come si sta facendo in questi giorni, con un atteggiamento volutamente superficiale (120 ore per ordinari ed associati e 60 ore per i ricercatori).
·      Quantifichiamo il numero di ore che si possono erogare sulla base del residuo stanziamento per contratti e supplenze.
·      Confrontiamo questi dati con quanto necessario per far fronte all’offerta didattica qualificata dell’intera Facoltà. Se ci fosse, come crediamo (purtroppo nessuno ha mai fornito alcun dato complessivo utile a riguardo), una grande discrasia fra quanto vorremmo e quanto possiamo realmente offrire, procediamo allora ad una aperta e costruttiva discussione su come ristrutturare la didattica di Facoltà preservandone qualità e completezza. Come principio dovremmo partire dalla garanzia che i Corsi di Laurea Triennali che forniscono le competenze di base più solide, quali i corsi tradizionali di Matematica, Fisica, Chimica, Scienze Naturali, Biologia, e similia vengano garantiti in priorità. Più profonda sarà la nostra capacità di riconoscere gli errori sulle valutazioni di sostenibilità fatti nell’aprire Corsi di Laurea “professionalizzanti” destinati ad avere qualità sempre minore, maggiore potrà essere la nostra capacità di auto-riforma dell’offerta didattica.  Rifiutiamo quindi finalmente la logica dequalificante della “professionalizzazione” durante il triennio di base, che è la vera stortura ereditata dalle ultime riforme. Rimandiamo le specializzazioni alle Lauree Magistrali, che potranno pescare su studenti con una più solida preparazione scientifica di base e saranno quindi più consapevoli delle proprie possibilità.
·      A valle di questa discussione, ci potremo dare delle regole compartecipate e condivise in modo da riportare nei limiti di quantità e qualità opportuni la cosiddetta Offerta Formativa, anche senza chiudere nessun corso di laurea. La modalità per attuare tale ristrutturazione è duplice:
o   Immatricoliamo 0 (dicesi zero) studenti per il prossimo Anno Accademico nei Corsi di Laurea non sostenibili ovvero sostenuti finora solo grazie ad un massiccio ricorso a contratti di insegnamento e supplenze – gli effetti benefici di tale operazione una tantum dureranno cinque anni; i corsi in questione non sarebbero chiusi e negli anni successivi, una volta ridiscussi criticamente, potrebbero anche essere riavviati.
o   Procediamo, per aree culturalmente contigue, ad una verifica delle possibilità di mutazione/ accorpamento dei corsi già programmati anche, se opportuno, lasciando due esercitatori per un singolo docente.
o   Utilizziamo il monte di ore “supplenze e contratti” per arricchire l’offerta dei corsi di laurea attivi, soprattutto fornendo ai ricercatori precari la possibilità di trasferire direttamente le loro conoscenze nei corsi di laurea specialistica e nelle scuole di dottorato e garantendo quindi una robusta attività di formazione ad ogni studente.
La diminuzione dell’impegno richiesto e non più sostenibile sui corsi professionalizzanti andrà a beneficio della diversificazione dei percorsi formativi di base, rafforzando la nostra migliore tradizione di qualità. Otterremmo così un altro effetto non secondario: manterremmo fede all’impegno sulle reali possibilità di crescita, impegno preso con i nostri studenti nell’atto della loro immatricolazione.
A questo possiamo aggiungere forme concrete di lotta, affiancando ed aderendo alla lotta condotta dai ricercatori di ruolo e dai ricercatori precari. In questa direzione potremmo:
·      far conoscere attraverso un comunicato in tutte le occasioni ufficiali (lauree, convegni, interviste, incontri, …) i motivi della protesta contro gli incoscienti tagli a ricerca e didattica e la nostra coscienziosa risposta;
·      far sapere ai potenziali futuri studenti che la nostra offerta mira ancora di più all’alta qualità, anche se appare oggi potenzialmente mutilata dai tagli operati dal Governo Nazionale e dalla mancanza di sostegno da parte della Regione Calabria;
·      richiamare la Regione Calabria alle proprie responsabilità nei confronti delle Università calabresi;
Avremmo così modo di fornire un segnale chiaro anche all’esterno. Potremmo così dire che la Facoltà di SMFN:
·      Protesta fermamente contro i tagli economici operati in maniera insensata dal Ministro Tremonti ed avallati dall’operato della Ministra Gelmini
·      Non accetta di essere descritta come “laurificio” di bassa qualità dimostrando la gelosa salvaguardia della qualità dei propri corsi
·      Fa tesoro della propria capacità critica ed autocritica per migliorare il servizio offerto chiedendo che lo Stato, la Regione e le altre Istituzioni investano su tale impegno
·      Si dimostra disponibile a riconsiderare le dolorose decisioni di non ammissione ad alcuni corsi di laurea, se le condizioni di finanziamento ordinario cambiassero

CORAGGIO

Sono scelte coraggiose? Ci sembrano scelte dovute, che garantiscono in prospettiva una crescita complessiva della qualità, che verrebbe solo rafforzata dall’auspicato rientro delle risorse oggi sottratte all’attività degli Atenei italiani.
Il processo proposto richiede però di entrare nel merito della qualità della didattica che eroghiamo. E’ questa la vera scelta coraggiosa: ammettere che un processo di auto-valutazione e ristrutturazione profonda della didattica offerta sia oggi realmente necessario e non possa limitarsi a operazioni di facciata.
Ripartiamo dalle competenze di base per riaffermare e rafforzare la nostra base culturale.

Lello Agostino, Riccardo Barberi

domenica 14 febbraio 2010

Parla come mangi


Capita raramente di poter intervenire nella vita collettiva dell'UniCal come in occasione del rinnovo dell'appalto per i servizi di ristorazione e bar. Non è poca cosa: a parte il budget milionario (al momento i pasti erogati sono 850.000 l'anno ed ognuno costa 6 euro, fate i conti!) e la notevole ricaduta sulla qualità complessiva della vita al campus, si ha in un colpo solo la possibilità di mettere mano alla nostra educazione al gusto, alla salute, ai meccanismi del consumo ed al rapporto con il territorio.
Finora l’appalto “Mensa” è stato affidato su criteri generici di qualità e convenienza economica. Ma molta strada è stata fatta dall’assegnazione dell’ultimo appalto, soprattutto nella consapevolezza del rapporto del cibo con la nostra salute, con l’economia e l’ambiente (vedi qui e qui). C’è anche una legge dello stato, la n. 488 del 23/12/1999, che all’articolo 59 prescrive alle istituzioni pubbliche di prevedere “nelle diete giornaliere l'utilizzazione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a denominazione protetta.”
Per non venir meno al nostro dovere, dobbiamo quindi puntare a:
-       Favorire un'alimentazione sana ed equilibrata ricorrendo ai prodotti di un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e della salute. Seguendo l’esempio di molte Università (vedi qui), Scuole (vedi qui) ed Enti Pubblici (vedi qui), l’UniCal non deve solo introdurre derrate biologiche, bensì rivedere i menù, favorendo una dieta mediterranea che tenga in considerazione la stagionalità delle produzioni in rapporto alla cultura ed agli usi locali.
-       Favorire i mercati locali e stagionali. Vi sono molte ragioni per stabilire uno stretto legame con le produzioni locali: si incentiva la produzione di qualità (vedi qui e qui) sottraendola allo sfruttamento degli uomini (vedi Rosarno e non solo) e delle terre; si abbattono gli altissimi costi ambientali prodotti dal trasporto delle derrate alimentari; si garantisce la possibilità di approvvigionarsi di prodotti stagionali maturati sulla pianta e non trattati o conservati a lungo.
-       Promuovere la riscoperta cosciente dell'agricoltura da parte dei cittadini, con forme di consumo consapevole dei prodotti alimentari, nell’ambito di percorsi educativi finalizzati all’autotutela della salute.
-       Riscoprire le ricette locali. Se l’alimentazione è figlia della storia di ogni popolazione, si deve pretendere che, con il rispetto della nostra tradizione alimentare, la ristorazione offra a noi ed ai nostri ospiti l’occasione di ri-scoprire i gusti legati al nostro territorio.
-       Promuovere azioni di risparmio energetico. L’erogazione dei servizi di ristorazione, data la concentrazione del consumo energetico (elettricità, acqua calda, refrigerazione), offre un’opportunità unica per intervenire sulla riduzione dei consumi energetici del campus. Si può partire dal fatto che, banalmente, i tetti dei locali mensa sono ideali per ospitare pannelli per la cattura della radiazione solare (fotovoltaici e termici) e passare alla riduzione drastica degli sprechi di acqua.
-       Migliorare la gestione dei rifiuti. La sola raccolta differenziata, per quanto da perfezionare, non basta. I rifiuti vanno gestiti dall’origine (dagli acquisti) fino alla loro raccolta innanzitutto riducendone la quantità: diminuire gli imballaggi; eliminare le bottiglie di plastica e le lattine per acqua e bibite; non adoperare stoviglie usa-e-getta non riciclabili; adottare un piano per facilitare la raccolta differenziata dei rifiuti.
-       Non sprecare alimenti. Esistono molte associazioni che si occupano della raccolta delle eccedenze della ristorazione collettiva e della loro ri-distribuzione ad enti che si occupano di assistenza e di aiuto ai poveri, agli emarginati e, in generale, a tutte le persone in stato di bisogno. Perché non contribuire?
Sono azioni da tradurre in un capitolato per il servizio con un occhio alla qualità e l’altro al prezzo del pasto per gli studenti e i dipendenti… senza diventare strabici. In effetti, molte azioni descritte potrebbero far diminuire il costo del pasto! Costa meno un erogatore di acqua refrigerata e microfiltrata che milioni di bottiglie di plastica, gli impianti ad energia rinnovabile abbattono i costi energetici, ridurre i rifiuti riduce le spese per la loro gestione, molti prodotti locali si possono ottenere a prezzi veramente competitivi.
In conclusione, migliorare la qualità si può.

lunedì 11 gennaio 2010

Ritorno al Futuro .. in Ricerca

Ho scoperto che esiste su Facebook un gruppo di raccolta di informazioni sugli esiti del bando FIRB "Futuro in Ricerca". La rabbia e delusione che traspare è enorme ed è ancora una volta la misura di quanto la situazione del precariato in ricerca sia esplosiva. E' molto interessante dare un'occhiata alle valutazioni dei progetti che molti ricercatori stanno mettendo a disposizione di tutti. La qualità, addirittura l'eccellenza, di molti progetti, è chiaramente dimostrata, così come è dimostrato come questo bando rappresenti ormai un'ennesima occasione mancata, una colossale presa in giro, a fronte di una disperata e qualificata dimostrazione di capacità di fare. A volte sono portato a pensare che distrugga di più una delusione collettiva di questa portata che la mancanza assoluta di possibilità di finanziamento.
In ogni caso vale la pena seguire quanto questo gruppo che definirei di autocoscienza riuscirà a far venire fuori.

Sullo stesso argomento, vi segnalo il commento di Giuliano Volpe, rettore dell'Università di Foggia, sui risultati della valutazione dei progetti FIRB "Futuro in Ricerca" che delinea una specie di conventio ad excludendum nei confronti degli atenei meridionali. Su quanto l'ipotesi dell'esistenza di un patto esplicito sia veritiera, è naturalmente difficile pronunciarsi.
In realtà, guardando i numeri, vi si può scorgere una traccia di qualcosa di più subdolo: nella valutazione della qualità di un progetto (avvenuta spesso in maniera monocratica!) ha pesato un pregiudizio diffuso basato sulla bassa cultura imperante piuttosto che su dati oggettivi.

Grazie per le segnalazioni a Peppe Liberti ed a Enrico Natalizio.

martedì 29 dicembre 2009

Il senso dei numeri


Ad un anno esatto dall’emissione del bando (19 dicembre 2008), il MIUR ha pubblicato un elenco (quasi completo) dei progetti FIRB “Futuro in Ricerca” che passano la prima fase di valutazione! L’estrema lentezza del lavoro di cernita è stata giustificata dal Ministero (nota del 3/11/09) con la necessità vi vagliare ben 3.792 progetti (linea 1- ricercatori precari: 1804 progetti; linea 2 – ricercatori strutturati: 1988 progetti). Si ricorda nella stessa nota che “La complessiva richiesta finanziaria ammonta a circa 2,9 miliardi di euro, a fronte di una disponibilità attuale di 50 milioni di euro (passibile di aumento)”. Questo significa che, mediamente solo l’1,72% dei progetti sarà finanziato (passibile di aumento – sic!). Siccome la richiesta media per progetto è di circa 765.000 euro, passeranno circa 65 progetti se finanziati in pieno (e non avrebbe senso sottofinanziarli). L’elenco dei progetti che hanno passato la prima selezione (c’è ancora un 20% da valutare) ne conta 162.

Questi numeri fanno una certa impressione: a fronte dello straordinario potenziale progettuale espresso, il ministero elargisce una miseria. Per i nostri ricercatori (e per favore non chiamateli giovani! L’età MEDIA dei proponenti è di 30,3 anni per i precari e di 35,1 anni per gli strutturati), il senso di frustrazione è enorme. In un mondo ideale in cui questo è uno dei tanti modi per farsi finanziare un progetto di ricerca, una selezione che fa passare 1 progetto ogni 60 potrebbe essere anche accettabile. Siamo, invece, nel meno perfetto dei mondi in cui il MIUR decurta senza alcun criterio di scelta, il già magrissimo finanziamento ordinario alle università. Con la conseguenza di costringerci a tagliare (vedi bilancio preventivo 2010) il già miserrimo contributo alla ricerca (meno stanziamenti ai dipartimenti, meno contributo alla ricerca (ex 60%), meno cofinanziamento dei progetti di ricerca, meno contratti ed assegni di ricerca, e via elencando). Ed ad oggi non si hanno notizie dei PRIN 2008, anch'essi banditi un anno fa.

Se proprio avessimo bisogno di una controprova della qualità dei nostri ricercatori, possiamo notare come la nostra università si sia piazzata bene: 3 progetti selezionati su 162 che hanno passato al prima fase. Quasi il 2% a fronte di un nostro peso molto inferiore sul complessivo università+enti di ricerca.

Siamo quindi di fronte all’ennesimo danno nei confronti di quanti contribuiscono a difendere un punto di forza del nostro Ateneo: i ricercatori, spesso precari, che con capacità, intelligenza e spirito di sacrificio stanno lottando per un loro futuro (che amaro contrasto con il titolo propagandistico del programma FIRB!).

Dobbiamo, quindi, trovare il modo di non unire al danno acclarato, la beffa! Lo stanziamento che la nostra università riceverà dai fondi del “Riciclaggio di stato del danaro sporco” (leggi: scudo fiscale) previsti in finaziaria, quelli che riusciremo a risparmiare con un’azione decisa sul risparmio energetico, devono essere destinati a colmare questi vuoti. Si faccia subito un censimento dei progetti FIRB presentati, si renda pubblica la loro valutazione (mi risulta che non siano passati progetti a cui il panel internazionale di peer reviewer ha attribuito un punteggio di 36/40!), e si investa sui migliori!

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