domenica 21 novembre 2010

Convulsioni




Siamo alla convulsa fase finale del percorso del DDL Gelmini che si intreccia con uno scomposto passaggio della vita del governo Berlusconi dall’esito non predeterminato. È ormai evidente che, di questi tempi, tutto può essere usato per ricattare o per far suonare la fanfara della propaganda. Così il DDL è divenuto un oggetto il cui contenuto è poco conforme all’uso che se ne fa. Walter Tocci ci informa in una sua minuta dalla Commissione Cultura della Camera di come il testo del DDL sia stato epurato degli emendamenti “migliorativi” che la stessa maggioranza PDL-Lega aveva approvato, spogliandolo di tutte le voci che richiedevano un impegno di spesa e rendendolo così liscio da essere rapidamente approvato.
Questo ha spinto la FLC CGIL a prendere una posizione forte (finalmente!) che affianca quella della Rete29Aprile (ricercatori) e del neonato Compass (professori associati). Si chiede da più parti ed “a gran voce” di mobilitarsi contro il varo alla camera della legge, presidiando il parlamento e/o astenendosi dal fare lezione. Forse sarebbe il caso di pensare da subito ad un bello e sano sciopero da farsi durante la discussione in parlamento che vada oltre l’“indisponibilità” e di-mostri la nostra netta contrarietà alla lettera ed allo spirito del DDL.
Avremmo così modo di passare dalla protesta per reazione alla lotta per la conquista di una reale riforma del sistema universitario. A tal proposito, ho letto e condivido in buona parte il Manifesto per l’Università Italiana approvato dal Coordinamento Nazionale dei Professori Associati (CoNPAss) dove sono abbozzate alcune linee guida per una azione di concreta riforma. Su questi contenuti è il momento di confrontarsi e, se possibile, arrivare a unire le nostre forze ed idee a quelle di quanti oltre a reagire hanno ora il coraggio di agire. 

lunedì 8 novembre 2010

Nuove dal fronte



La notizia è questa: nasce il coordinamento nazionale dei professori associati (www.professoriassociati.it). Io ho sottoscritto il documento programmatico anche se non condivido tutti i punti esposti ma ho deciso di dare anche il mio contributo a far uscire dal torpore la nostra categoria. Quello che più mi piace è la messa in discussione degli attuali ruoli accademici con il rilancio della proposta del ruolo docente unico. Alcuni spunti interessanti ci sono anche negli emendamenti proposti alla camera (vedi qui). Mi appassiona molto meno la querelle fomentata da Capuzzo-Dolcetta (nostro rappresentante al CUN) ed altri che vorrebbe contrapporre alla richiesta di 9000 posti ad associato dedicati agli attuali ricercatori, quella di un’equivalente trattamento privilegiato per i professori associati. Quasi che tutti i problemi connessi alla riforma si potessero risolvere con una “ope legis” mascherata.

Condivido chi sta cercando di porre al centro dell’attenzione la necessità di certezze come:
- Certo il finanziamento ordinario per le università, la sua equiparazione a quelli della media europea, il criterio ed i tempi per la sua ripartizione (Le date dei DM di ripartizione dell'FFO dal 2004 ad oggi sono: 23 aprile 2004 n. 116, 24 maggio 2005 n. 139, 28 marzo 2006 n. 207, 8 maggio 2007 n. 246, 30 aprile 2008 n. 99, 23 settembre 2009 n. 45, … > 8 novembre 2010);
- Certa la valutazione dei meriti in ricerca, didattica e, aggiungerei io, assunzione di responsabilità di gestione;
- Certezza nella salvaguardia dell’autonomia dell’università con il giusto contrappeso della valutazione ex-post;
- Certezza di una politica di sostegno al diritto allo studio in termini di risorse e di strutture.

A proposito di risorse, Marco Mobili su Il Sole 24 Ore del 6 novembre 2010 scrive “Già quantificate, invece, le somme da destinare all'Università: un miliardo da destinare al rifinanziamento, per almeno 700mila euro, del fondo di finanziamento ordinario degli atenei. Le restanti risorse dovrebbero consentire il finanziamento, con almeno 50 milioni aggiuntivi, delle borse di studio per gli studenti fuori sede, nonché portare fondi freschi per la riforma dell'università ferma al palo nell'aula di Montecitorio.” Così la velina de ministro è riproposta dalle colonne del foglio di Confindustria. E magari qualcuno dirà che è uno spreco tutto quel danaro destinato a quegli ingrati senza vedere che è facile con una mano dare 5 quando con l’altra si è tolto 10. I sicuri tagli dal 2009 al 2012 sono di oltre un miliardo e 400 milioni, al lordo dell’inflazione. Il resto, mi verrebbe da dire, è “tutto chiacchiere e propaganda”.

lunedì 4 ottobre 2010

Non abbiamo l'età (Comunicazione di servizio)



In questi giorni il CIPUR ci fa scoprire una trappola nascosta fra le pieghe del DDL Gelmini (trovi il testo QUI) in discussione alla Camera (segui i lavori QUI). Infatti, il comma 8, punto c, dell’art. 25 prevede l’abrogazione del comma 17 dell’art. 1 della L. 230/05 che recitava:
“Per i professori ordinari e associati nominati secondo le disposizioni della presente legge il limite massimo di età per il collocamento a riposo è determinato al termine dell'anno accademico nel quale si è compiuto il settantesimo anno di età, ivi compreso il biennio di cui all'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni, ed è abolito il collocamento fuori ruolo per limiti di età.”
Chi è intenzionato (o costretto, come nel mio caso, sic!) a prolungare la propria attività fino a 70 anni, deve comunicare l’opzione alla propria amministrazione secondo quanto prevede il comma 19 dell’articolo 1 della legge 230/05: “19. I professori, i ricercatori universitari e gli assistenti ordinari del ruolo ad esaurimento in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge conservano lo stato giuridico e il trattamento economico in godimento, ivi compreso l'assegno aggiuntivo di tempo pieno. I professori possono optare per il regime di cui al presente articolo e con salvaguardia dell'anzianità acquisita.”. Infatti, l’attuale normativa prevede si vada in pensione a 65 anni a meno di optare per il regime di cui all’abbrogando articolo.
Un fac-simile per la comunicazione dell’opzione è fornito (vedi QUI) dal sito del CIPUR. Altre notizie le trovate QUI.

venerdì 9 luglio 2010

Abbiamo mai giocato la partita?




Oggi ho ricevuto una delle solite mail allarmanti che si rincorrono negli ultimi tempi. L’allarme, ben intesi, non è sulla gravità dei fatti denunciati, quanto sulla beata atarassia della nostra categoria e dei sindacati del comparto! Molti sono stati delusi dalla nostra nazionale ai campionati in Sudafrica, ma almeno De Rossi e compagni hanno giocato tre partite.
Sconfortato vi ripropongo tutto.
Ringrazio Livio Cricelli, anche non conoscendolo!

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Cari Colleghi,
ieri sono stati votati in Commissione Bilancio gli emendamenti relativi al blocco degli scatti. Sono stati approvati gli emendamenti che salvano magistrati e forze dell’ordine. Nell’articolo che blocca gli scatti sono rimasti solo professori, ricercatori universitari e diplomatici. Quest’ultima categoria ha minacciato ieri lo sciopero e magari riuscirà a salvarsi!  A mio modesto parere, la sconfitta per i docenti universitari è davvero grave ed è la dimostrazione che ormai la nostra categoria non ha alcun peso politico. Probabilmente ciò è dovuto anche alla autoreferenzialità dei docenti universitari che non si sono accorti del cambiamento dell’opinione pubblica che ormai ci percepisce come “socialmente inutili”. Penso, infine, che a partire da oggi sia finito il tempo del volontariato nel sistema universitario, che non ci viene riconosciuto né dal punto di vista economico né da quello morale. Ciascuno di noi dovrebbe attenersi scrupolosamente ai propri doveri di ufficio fissati dalla legge, astenendosi da compiti aggiuntivi gratuiti non dovuti.
Il senatore Valditara ha provato a fare un ultimo salvataggio in extremis della nostra categoria presentando un subemendamento (9.400/3) all’emendamento salva magistrati. Questo subemendamento è stato ovviamente bocciato. E’ paradossale la motivazione addotta dal relatore della legge che osserva “che le disposizioni sui professori e sui ricercatori universitari potranno più propriamente essere affrontate nell'ambito del riordino del comparto” (Legge GELMINI!!). La discussione sul subemendamento è riportata di seguito.
Un caro saluto. 

Livio Cricelli

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Emendamento

9.4000/3
All'emendamento 9.4000, al comma 22-bis, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «Per i professori e ricercatori universitari non si applicano le disposizioni previste dal comma 21 del presente articolo».
        Conseguentemente, alla copertura degli oneri, si provvede, per l'anno 2010, mediante corrispondente riduzione del fondo di riserva per le spese impreviste, per gli anni 2011 e 2012, mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, come integrato dall'articolo 55, comma 6, del presente decreto-legge e, a decorrere dal 2013, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni a decorrere dall'anno 2012 dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012 nell'ambito del programma «fondi di riserva e speciali» della missione «fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2010 allo scopo utilizzando, fino a concorrenza degli oneri, gli stanziamenti di tutte le rubriche.
        Sono corrispondentemente ridotti, fino all'importo massimo del 2%, tutti gli stanziamenti di parte corrente della tabella C allegata alla legge n. 191 del 2009 con esclusione degli stanziamenti destinati alla ricerca, all'istruzione e alla sicurezza pubblica.
        Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

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Discussione

Su proposta del presidente relatore AZZOLLINI, la Commissione passa all'esame dell'emendamento 9.4000 (pubblicato nella seduta pomeridiana di ieri) e dei relativi subemendamenti (pubblicati in allegato al presente resoconto).

Il senatore MORANDO (PD), pur riconoscendo il carattere compensativo delle misure introdotte, rileva criticamente che ancora una volta le norme di carattere generale poste alla base dei risparmi di spesa vengono intaccate in modo tale da renderne difficile la valutazione degli effetti nel medio lungo periodo. Nel precisare che il suo Gruppo avrebbe scelto modalità diverse per ottenere risparmi, ritiene incoerente stabilire singole modifiche all'impianto generale del testo governativo per favorire specifiche categorie, come infatti accade con la proposta emendativa in questione. Stigmatizza dunque la violazione dell'articolo 17 della legge di contabilità, sottolineando che nel lungo periodo il testo originario avrebbe garantito risparmi più consistenti di quelli ottenibili dall'emendamento 9.4000.

Il senatore SAIA (PdL) ritira il subemendamento 9.4000/2, preannunciandone la trasformazione in un ordine del giorno.

Il senatore VALDITARA (PdL) illustra il subemendamento 9.4000/3, segnalando che nella riforma dell'università, ispirata al principio del merito, si confermano le disposizioni del decreto-legge n. 180 del 2008 circa il carattere premiale e non automatico degli scatti retributivi per professori e ricercatori. Evidenzia infatti che questi ultimi rappresentano l'unica categoria del pubblico impiego per la quale gli aumenti retributivi sono legati ai risultati raggiunti in termini di didattica e ricerca. Dopo aver manifestato preoccupazione per i danni derivanti dalla eliminazione degli scatti stipendiali disposta dalla manovra, fa presente che i professori e i ricercatori sono penalizzati in misura maggiore rispetto ai magistrati, per i quali gli incrementi della retribuzione risultano solo sospesi. La cancellazione degli aumenti stipendiali, sottolinea, determina del resto solo esigui risparmi di spesa e introduce una ingiustificata discriminazione a danni di un comparto interessato da importanti riforme nella logica del merito.

I senatori BALDASSARRI (PdL),  BONFRISCO (PdL) e POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE) aggiungono la propria firma al subemendamento 9.4000/3.

Il senatore GIARETTA (PD), pur segnalando che il subemendamento 9.4000/3 non risulta propriamente ammissibile in quanto non riferito direttamente all'emendamento del Presidente relatore, conviene sul rilievo del tema trattato, rimarcando l'esigenza di compiere riforme radicali per conseguire effettivi risparmi di spesa, altrimenti si registreranno continui tentativi per individuare le categorie da escludere di volta in volta dalle misure di razionalizzazione.

Il presidente relatore AZZOLLINI fa presente anzitutto di aver ritenuto ammissibili anche proposte emendative di dubbia attinenza onde favorire una discussione su tematiche assai rilevanti.
Esprime dunque un parere contrario su tutti i subemendamenti presentati, mentre invita a ritirare il 9.4000/3, altrimenti il parere sarebbe comunque contrario. A tale ultimo riferimento osserva infatti che le disposizioni sui professori e sui ricercatori universitari potranno più propriamente essere affrontate nell'ambito del riordino del comparto.

Il senatore BALDASSARRI (PdL) giudica non convincenti le argomentazioni del Presidente relatore, rilevando che lo stesso blocco degli aumenti stipendiali legati al merito, disposto dal decreto-legge n. 78, avrebbe potuto essere rinviato alle opportune sedi di merito.

Il sottosegretario VIALE manifesta un avviso conforme a quello del Presidente relatore.

Con separate e successive votazioni, la Commissione respinge i subemendamenti 9.4000/1, 9.4000/2 e 9.4000/3 mentre approva l'emendamento 9.4000.

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