sabato 22 gennaio 2011

Aftermath



Siamo al day after. C'è una grande tensione nell'UniCal in seguito alla pubblicazione della cosiddetta legge Gelmini (legge n. 240/2010) nella Gazzetta Ufficiale del n. 10 del 14/01/2011, che entrerà in vigore a partire dal 29/01/2011.
Si stanno moltiplicando le prese di posizione di organismi, assemblee ed organizzazioni che in maniera trasversale mostrano una incoraggiante voglia di partecipazione alla riscrittura dello statuto a cui siamo chiamati a partire dal prossimo mese.
Credo sia utile a tutti avere, per completezza di informazione, una visione dei documenti che finora sono stati approvati sull'argomento. Vi spedisco quindi una collezione di quelli di cui sono in possesso fino al momento. Mi è stato riferito che un documento è stato anche preparato dalle organizzazioni sindacali ma non ne ho copia.


Petizione ricercatori
Documento precari
Mozione CdF Scienze Politiche
Delibera CdF Economia
Mozione CdDip Fisica
Documento CoCoP

Analoghe istanze vengono presentate congiuntamente in queste ore in tutti gli Atenei italiani. Alcune le potete trovare sui siti della Rete 29 aprile e dal Coordinamento nazionale dei Professori associati.

domenica 21 novembre 2010

Convulsioni




Siamo alla convulsa fase finale del percorso del DDL Gelmini che si intreccia con uno scomposto passaggio della vita del governo Berlusconi dall’esito non predeterminato. È ormai evidente che, di questi tempi, tutto può essere usato per ricattare o per far suonare la fanfara della propaganda. Così il DDL è divenuto un oggetto il cui contenuto è poco conforme all’uso che se ne fa. Walter Tocci ci informa in una sua minuta dalla Commissione Cultura della Camera di come il testo del DDL sia stato epurato degli emendamenti “migliorativi” che la stessa maggioranza PDL-Lega aveva approvato, spogliandolo di tutte le voci che richiedevano un impegno di spesa e rendendolo così liscio da essere rapidamente approvato.
Questo ha spinto la FLC CGIL a prendere una posizione forte (finalmente!) che affianca quella della Rete29Aprile (ricercatori) e del neonato Compass (professori associati). Si chiede da più parti ed “a gran voce” di mobilitarsi contro il varo alla camera della legge, presidiando il parlamento e/o astenendosi dal fare lezione. Forse sarebbe il caso di pensare da subito ad un bello e sano sciopero da farsi durante la discussione in parlamento che vada oltre l’“indisponibilità” e di-mostri la nostra netta contrarietà alla lettera ed allo spirito del DDL.
Avremmo così modo di passare dalla protesta per reazione alla lotta per la conquista di una reale riforma del sistema universitario. A tal proposito, ho letto e condivido in buona parte il Manifesto per l’Università Italiana approvato dal Coordinamento Nazionale dei Professori Associati (CoNPAss) dove sono abbozzate alcune linee guida per una azione di concreta riforma. Su questi contenuti è il momento di confrontarsi e, se possibile, arrivare a unire le nostre forze ed idee a quelle di quanti oltre a reagire hanno ora il coraggio di agire. 

lunedì 8 novembre 2010

Nuove dal fronte



La notizia è questa: nasce il coordinamento nazionale dei professori associati (www.professoriassociati.it). Io ho sottoscritto il documento programmatico anche se non condivido tutti i punti esposti ma ho deciso di dare anche il mio contributo a far uscire dal torpore la nostra categoria. Quello che più mi piace è la messa in discussione degli attuali ruoli accademici con il rilancio della proposta del ruolo docente unico. Alcuni spunti interessanti ci sono anche negli emendamenti proposti alla camera (vedi qui). Mi appassiona molto meno la querelle fomentata da Capuzzo-Dolcetta (nostro rappresentante al CUN) ed altri che vorrebbe contrapporre alla richiesta di 9000 posti ad associato dedicati agli attuali ricercatori, quella di un’equivalente trattamento privilegiato per i professori associati. Quasi che tutti i problemi connessi alla riforma si potessero risolvere con una “ope legis” mascherata.

Condivido chi sta cercando di porre al centro dell’attenzione la necessità di certezze come:
- Certo il finanziamento ordinario per le università, la sua equiparazione a quelli della media europea, il criterio ed i tempi per la sua ripartizione (Le date dei DM di ripartizione dell'FFO dal 2004 ad oggi sono: 23 aprile 2004 n. 116, 24 maggio 2005 n. 139, 28 marzo 2006 n. 207, 8 maggio 2007 n. 246, 30 aprile 2008 n. 99, 23 settembre 2009 n. 45, … > 8 novembre 2010);
- Certa la valutazione dei meriti in ricerca, didattica e, aggiungerei io, assunzione di responsabilità di gestione;
- Certezza nella salvaguardia dell’autonomia dell’università con il giusto contrappeso della valutazione ex-post;
- Certezza di una politica di sostegno al diritto allo studio in termini di risorse e di strutture.

A proposito di risorse, Marco Mobili su Il Sole 24 Ore del 6 novembre 2010 scrive “Già quantificate, invece, le somme da destinare all'Università: un miliardo da destinare al rifinanziamento, per almeno 700mila euro, del fondo di finanziamento ordinario degli atenei. Le restanti risorse dovrebbero consentire il finanziamento, con almeno 50 milioni aggiuntivi, delle borse di studio per gli studenti fuori sede, nonché portare fondi freschi per la riforma dell'università ferma al palo nell'aula di Montecitorio.” Così la velina de ministro è riproposta dalle colonne del foglio di Confindustria. E magari qualcuno dirà che è uno spreco tutto quel danaro destinato a quegli ingrati senza vedere che è facile con una mano dare 5 quando con l’altra si è tolto 10. I sicuri tagli dal 2009 al 2012 sono di oltre un miliardo e 400 milioni, al lordo dell’inflazione. Il resto, mi verrebbe da dire, è “tutto chiacchiere e propaganda”.

lunedì 4 ottobre 2010

Non abbiamo l'età (Comunicazione di servizio)



In questi giorni il CIPUR ci fa scoprire una trappola nascosta fra le pieghe del DDL Gelmini (trovi il testo QUI) in discussione alla Camera (segui i lavori QUI). Infatti, il comma 8, punto c, dell’art. 25 prevede l’abrogazione del comma 17 dell’art. 1 della L. 230/05 che recitava:
“Per i professori ordinari e associati nominati secondo le disposizioni della presente legge il limite massimo di età per il collocamento a riposo è determinato al termine dell'anno accademico nel quale si è compiuto il settantesimo anno di età, ivi compreso il biennio di cui all'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni, ed è abolito il collocamento fuori ruolo per limiti di età.”
Chi è intenzionato (o costretto, come nel mio caso, sic!) a prolungare la propria attività fino a 70 anni, deve comunicare l’opzione alla propria amministrazione secondo quanto prevede il comma 19 dell’articolo 1 della legge 230/05: “19. I professori, i ricercatori universitari e gli assistenti ordinari del ruolo ad esaurimento in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge conservano lo stato giuridico e il trattamento economico in godimento, ivi compreso l'assegno aggiuntivo di tempo pieno. I professori possono optare per il regime di cui al presente articolo e con salvaguardia dell'anzianità acquisita.”. Infatti, l’attuale normativa prevede si vada in pensione a 65 anni a meno di optare per il regime di cui all’abbrogando articolo.
Un fac-simile per la comunicazione dell’opzione è fornito (vedi QUI) dal sito del CIPUR. Altre notizie le trovate QUI.
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