sabato 12 febbraio 2011

Senza (ulteriori) parole

Dall'ultimo numero de l'Espresso on line

venerdì 4 febbraio 2011

Amaramente

Vi ripropongo il mio intervento al CdA che si è occupato della designazione della Commissione per lo Statuto. I fatti li conoscete e sono pronto a discuterli con chi ne ha voglia e trarre le dovute conseguenze, in ogni momento. Non vi nascondo la mia profonda frustrazione.

Intervento iniziale alla seduta del CdA del 2.2.2011

Cari colleghi, 
sono al tempo stesso spaventato e stimolato dal compito a cui siamo chiamati. Con l’entrata in vigore dell’osteggiata legge 240/2010, parte un forzato iter di riscrittura del nostro Statuto e, successivamente, dei regolamenti. La legge, infatti, ci impone nuove strutture organizzative e di gestione lasciando a noi il compito su come meglio adattare i dettami legislativi al nostro caso. 
Siamo quindi difronte alla necessità di rivisitare il nostro Statuto, risultato di anni di lavoro, in soli 6 mesi. Il compito è immane se vogliamo mettere mano in maniera armonica e trasparente alle regole dell’autogoverno, disegnando un’equilibrata suddivisione dei compiti con i necessari contrappesi. Il discorso si allarga necessariamente a come salvaguardare e far avanzare le conquiste di democrazia interna e partecipazione che hanno visto questo Ateneo all’avanguardia fin dalla sua istituzione così come il modello di campus che abbiamo con molta fatica costruito.  
Punti altrettanto cruciali sono il dover ridisegnare le regole per la costituzione e l’azione didattica e di ricerca dei dipartimenti, costruire un modello di coordinamento per la didattica, stabilire quali siano i luoghi della rappresentanza e chi vi prende parte. 
Senza voler anticipare il mio pensiero in merito, ritengo che questa sia una sfida da cogliere per far avanzare, nei limiti imposti dalla legge 240, il nostro peculiare modello di Università trovando, laddove è necessario, le forme opportune per non rinunciare ad esso.
Come primo compito, oggi iniziamo con l’iter che porterà alla costituzione della commissione che a norma dell’art.2 comma 5, dovrà redigere una bozza che il senato accademico approverà dopo che il CdA avrà fornito il suo parere favorevole. 
Molti organi dell’UniCal, coordinamenti ed assemblee si sono espressi in merito e da questi pronunciamenti emergono significativi tratti di univocità delle richieste. Sulla base dei documenti approvati, si può affermare, senza tema di smentita, che una grande maggioranza degli universitari concordi sui seguenti punti qualificanti:
1. ampia consultazione dell’intero Corpo Accademico sulle line guida per la definizione della composizione della commissione e del suo successivo lavoro;
2. necessità di identificare in via preliminare obiettivi, criteri ed orientamenti generali che devono ispirare la stesura del nuovo statuto;
3. definire i meccanismi di trasparenza e “ascolto” delle diverse componenti dell’ateneo durante i lavori di stesura della bozza.
4. necessità di salvaguardare un equilibrato apporto di tutte le componenti e delle aree disciplinari alla composizione della commissione.


Ci si pongono quindi i classici interrogativi: “Chi ?”, “Cosa ?” e “Come ?” 


Chi. A mio parere, la condivisibile richiesta di equilibrio nella composizione si dovrebbe estendere alla necessità di affiancare ai portatori di esperienza anche chi difetta in essa ma è portatore di nuove idee. Non credo sia una questione anagrafica e non sono così drastico da chiedere che non debba far parte della commissione chi andrà in pensione nei prossimi cinque anni, ma non reputo sostenibile l’esclusione da questo lavoro di chi nella nostra università ripone le sue attese di una futura piena valorizzazione della sua attività di ricerca e didattica.* 
E’ quindi il caso di mettere in moto un meccanismo di indicazione delle candidature a far parte della commissione che attraverso la più ampia consultazione, permetta di formare una rosa di nomi di persone di alto profilo fra cui il nostro consiglio scelga a scrutinio segreto i membri della commissione. Era auspicabile che questa avvenisse  in seduta comune con il Senato Accademico ma stamattina quest’ultimo ha deciso autonomamente e legittimamente di metterci davanti al fatto compiuto della designazione di metà della commissione senza un preventivo scambio di opinioni su obiettivi e metodologie. Circa la ripartizione fra le componenti (anche se non trovo quella corporativa la maniera ottimale di procedere) un’ipotesi equilibrata dovrebbe prevedere una equipartizione fra ordinari, associati e ricercatori (al pari di quanto avvenuto con la applicazione della legge 168/89) riconoscendo, inoltre, la “necessità della” ed il “diritto alla” partecipazione dei ricercatori precari (ricercatori TD, contrattisti ed assegnisti) e del personale tecnico amministrativo.


Cosa. Il mandato da fornire alla commissione è necessariamente ampio. 
La costituzione dei nuovi dipartimenti, per prima cosa, non sarà semplice da normare: si dovrà rivedere il meccanismo di aggregazione degli stessi che, con la 382/80 avveniva su basi volontarie dal basso. La scelta se delineare dipartimenti tematici o disciplinari o, ancora, mega-dipartimenti non è un neutrale argomento tecnico: la nuova Unical ne sarà fortemente condizionata, soprattutto per l’erogazione della didattica, per il reclutamento e la valutazione. 
Altrettanto importanti sono le scelte sulla struttura dei coordinamenti ed il loro effettivo peso: si va dalla possibilità di coordinamenti leggeri (al limite uno soltanto per tutto l’ateneo) all’estremo opposto in cui si vorrebbe riproporre le attuali facoltà. 
Molte preoccupazioni sono rivolte alla riscrittura delle regole per garantire la democrazia interna e la partecipazione. La legge non mette limiti molto stretti e noi possiamo agire per garantire un ampio diritto a sapere e partecipare. Saremo quindi di fronte alla scrittura di regole e, necessariamente, di contrappesi in modo che non si verifichi nessuna deriva dirigista e accentratrice.
Infine, il nostro peculiare sistema campus dovrà essere rivisto nella sua gestione ed operatività in modo da mantenerlo e rafforzarlo. 


Come. Ritengo necessario e, perfino, imprescindibile non dare una delega in bianco alla commissione ma fornire linee guida sugli argomenti prioritari. E questo, oltre che per un corretto rapporto fra organi, anche per una ragione molto pratica: il risultato dei lavori della commissione stessa dovrà essere condiviso dalla comunità accademica ed approvato da CdA e SA. 
Ancor più, sarà necessario che i lavori della commissione avvengano in modo trasparente in stretto contatto con gli organismi che la designeranno e con l’ateneo tutto. Non ci troveremo così, nell’imminenza della scadenza, con un documento sconosciuto da approvare pena l’arrivo di una commissione ministeriale.
Sarebbe fortemente auspicabile che accanto ad una serie di appuntamenti da calendarizzare fra Commissione Statuto e Senato Accademico Integrato, vi siano dei momenti di riflessione collettiva su temi fondanti: sistema campus; diritto allo studio; struttura dipartimentale; struttura dell’offerta didattica; … , in modo che la pratica dell’”ascolto” da parte della commissione trovi concreta attuazione.

* A questo proposito ho avuto modo di aggiungere in un successivo intervento:
Ritengo che la partecipazione alla commissione di un rappresentante dei ricercatori precari, parte essenziale del personale accademico, sia necessario. La loro esperienza (spesso lunga ed articolata essendo la loro età accademica estesa anche fino a 20 anni) contribuisce con un punto di vista peculiare ed essenziale: la struttura in tutte le sue articolazioni vista dal basso.

lunedì 31 gennaio 2011

Deliberatamente


Confesso che sono al tempo stesso spaventato e stimolato dal compito a cui siamo chiamati. Con l’entrata in vigore dell’osteggiata legge 240/2010, parte un forzato iter di riscrittura del nostro Statuto e dei regolamenti. La legge, infatti, ci impone nuove strutture organizzative e di gestione lasciando a noi il compito su come meglio adattare i dettami legislativi al nostro caso.
Intanto continuo a raccogliere documenti e delibere che danno voce al nostro ateneo. Mi pare che ci sia la giusta consapevolezza del momento... speriamo bene.
Ecco i documenti che mancavano in "Aftermath".


venerdì 28 gennaio 2011

Lo Statuto e la FLC CGIL

Roma, 24 gennaio 2011 Prot. n. 22/2011 DP/fs-ab

Ai Magnifici Rettori
Loro Sedi

Magnifico Rettore,
con l’approvazione della Legge Gelmini prende avvio la difficile fase di ridisegno degli statuti degli Atenei in un contesto di crescente riduzione dei finanziamenti. La ripartizione del FFO, con oltre un anno di ritardo, ha evidenziato la perdita di risorse per l’intero sistema universitario di un ulteriore 4%. Restano, peraltro, confermati i tagli previsti per il prossimo triennio dalla Legge 221/2010.
La FLC CGIL, fin da subito, ha contrastato l’insieme dei provvedimenti che il governo ha adottato per minare l’autonomia, la qualità e la dimensione pubblica del sistema universitario italiano.
Tuttavia, la definizione dei nuovi statuti rappresenta un passaggio delicato e importante, che deve essere inteso come un effettivo momento fondativo, capace di ravvivare gli strumenti di autogoverno della comunità universitaria e consolidarne il carattere democratico. E’ proprio questa, a nostro parere, la sfida che ci consegna il drammatico contesto nel quale gli Atenei sono costretti a rivedere i propri statuti: fare di questo passaggio, a dispetto dello spirito della Legge, una opportunità di rinnovamento, di qualificazione e di riforma democratica del sistema. I movimenti di questi mesi, animati in particolare dagli studenti e dai ricercatori ma in grado di coinvolgere tutte le componenti dell’università, hanno promosso ipotesi alternative di riforma fondate su una dimensione democratica partecipativa e pubblica degli Atenei.
A quello straordinario patrimonio di idee, di proposte e di istanze di autogoverno si dovrà dare piena cittadinanza.
Per questa ragione noi auspichiamo che il processo di definizione dei nuovi statuti si sviluppi con trasparenza, con forme appropriate di partecipazione e che, pertanto, le modifiche agli statuti siano l’espressione della convinta adesione della maggioranza delle diverse componenti ad un progetto “culturale“ che caratterizzi le università nella loro piena e più vera autonomia.
Fin dalla composizione delle commissioni “statuto”, alle quali verrà demandato l’onere di definire i molteplici regolamenti di Ateneo previsti dalla Legge, crediamo sia indispensabile dare uno spazio adeguato a tutte le componenti universitarie, così da renderle egualmente partecipi. In questo modo potranno dare il loro contributo, oltre ai docenti, i ricercatori strutturati e precari, gli studenti che in questi mesi hanno condotto una importante lotta a difesa dell’Università pubblica, il personale contrattualizzato che regge in maniera decisiva le molteplici attività degli Atenei. Per questa ragione la composizione delle commissioni dovrebbe avere modalità elettiva.
La FLC CGIL è determinata ad offrire un contributo positivo nello sforzo di riorganizzazione del sistema universitario italiano, svilito e messo sotto scacco da politiche scellerate. Con altrettanta decisione proseguirà, con ancora maggiore forza nel paese e negli Atenei, il contrasto ai provvedimenti del governo e alle logiche che esso vorrebbe imporre, impegnandosi a tutela e garanzia della dimensione pubblica del sistema universitario, al fianco di tutti coloro che, ricercatori, studenti, precari, docenti, personale contrattualizzato, semplici cittadini, ne hanno a cuore le sorti.
Riteniamo pertanto importante avviare subito il confronto sulle nostre richieste affinché si possano evitare decisioni unilaterali che finirebbero per mortificare ulteriormente il profilo democratico degli Atenei seriamente compromesso da una riforma burocratica e autoritaria.
Distinti saluti.

Il Segretario Generale FLC CGIL
Domenico Pantaleo

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